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Nella sua lunga storia l’italiano ha seminato, in modo più o meno diretto, moltissimi lemmi nelle altre lingue del mondo (dall’inglese allo swahili), e non solo nel campo della gastronomia dove la facciamo da padroni (pizza, spaghetti, lasagna, vermicelli, risotto, confetti, marsala, chianti, gorgonzola, pesto, bruschetta, rucola, tagliatelle, panettone, cassata, tiramisù, cappuccino, espresso, maccheroni, e solo per citare qualche esempio) ma anche in ambiti a cui non siamo soliti pensare.

Dalla letteratura (sonetto, madrigale) all’architettura (balcone, belvedere, gesso, stucco, cupola, abside), dalla pittura (affresco) al teatro (all’improvviso) sino ad alcuni settori marittimi (arsenale, fregata, galeone, pilota, bussola, timone) e militari (casamatta, sentinella, caporale, soldato) o addirittura della finanza (banca, mercante, valuta, investire, rischio).

Che dire poi della musica, merito anche dell’eccezionale diffusione del melodramma? Gli italianismi, infatti, spaziano dai nomi di forme musicali (capriccio, concerto, sinfonia, sonata) alle indicazioni dello spartito (adagio, allegro, andante, staccato, trillo, pizzicato), dalla terminologia specifica della lirica (tenore, soprano, aria, libretto, virtuoso) ai nomi degli strumenti musicali come fagotto, mandolino, ocarina, contrabbasso, violino e soprattutto pianoforte peraltro inventato proprio dall’italiano Bartolomeo Cristofari tra il 1698 e il 1700.

Ancora meno noto risulterà che la parola ciao è attestata in ben 37 lingue, e che quasi ovunque il fotografo di divi e dive è il paparazzo. Senza contare che molto spesso le più prestigiose case automobilistiche hanno scelto nomi italiani, più evocativi, per i loro modelli: dalla Honda Concerto alle Toyota Carina, Corolla e Verso; dalle Wolkswagen Vento, Scirocco, Polo e Lupo alla Audi Quattro sino alle Austin Allegro e Maestro per arrivare alla Renault Laguna, alla Opel Corsa e alla Suzuki Baleno.

Certo non manca neppure il lessico legato allo stereotipo negativo dell’Italia di ieri e di oggi (mafia, cosca, omertà, tangentopoli, mani pulite). Ma non mancano neppure gli italianismi di vecchia data che ci siamo, per così dire, riportati a casa da parole straniere: l’inglese manager, al posto di direttore/responsabile, deriva in verità dalla prima persona dell’indicativo presente del verbo maneggiare.

Insomma, c’è da perdersi tra i quasi ventimila lemmi italiani che si sono rifatti una vita all’estero; o come si dice in tutto il mondo, Mamma mia!

Patrizia Landi, Docente di Letteratura italiana

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